martedì 1 ottobre 2013

Volersi bene


Volere bene al partner, alla famigli, ai figli, agli amici… ma, prima di tutto, è importante voler bene a se stessi. Come si può vivere in serenità con tutti?


Felicità
Come trovare la felicità? Quali scelte compiere per essere sempre felici? Se la felicità non ha prezzo, l'infelicità si paga... Doctissimo ti aiuta a capire come essere felice!


La felicità non ha prezzo

Basta aprire il giornale per vedere delle persone felici al volante della loro automobile nuova, camminare lungo i binari del metrò per osservare i cartelloni pubblicitari di coppie raggianti dopo l'acquisto della nuova casa… Ma la realtà è molto diversa dalle pubblicità: le vere fonti della felicità non sono solo economiche o materiali, al contrario… Leggi i nostri consigli per dare più valore a tutte le piccole gioie che non hanno prezzo.
La felicità non ha prezzo
© Thinkstock
"I soldi non fanno la felicità" è una massima molto saggia… certo, per vivere serenamente è necessario disporre di un minimo di sicurezza e non avere preoccupazioni per il domani, poiché è difficile essere felici se si vive al di sotto della soglia di povertà. Ma se parliamo di coloro che hanno i mezzi per soddisfare tutti i loro bisogni vitali, è ovvio che la gioia di vivere non è direttamente proporzionale al conto in banca, al numero di automobili o di schermi al plasma… Le principesse di oggi non sono così felici come quelle delle fiabe di un tempo. Non sarà il caso di smettere di credere alle pubblicità che gridano a gran voce che solo accumulando ricchezza si può trovare la felicità assoluta?

Chi troppo vuole, nulla stringe!

L'idea che la ricchezza sia una fonte di gioia è contestata da tempo immemorabile, senza che però le nostre aspirazioni e il nostro modo di vivere vengano messi in discussione. Uno psicologo americano ha dimostrato che il modello offerto dalla nostra società rende infelici. In poche parole, le persone che hanno come unico scopo quello di accumulare denaro, fama, case, automobili, sono le stesse che giudicano la loro vita più insoddisfacente, e pare che soffrano maggiormente di ansia e depressione. Non sarà che l'accumulo di beni materiali finisce per "alleggerire" solo il nostro portafoglio? Eppure molti di noi hanno l'istinto di acquistare per "gratificarsi", anche se il momento di felicità è sempre fugace…

Semplificati la vita

Secondo gli autori della ricerca americana, non è sufficiente mettere in discussione i nostri consumi quotidiani. È la società che dovrebbe cambiare: "lo zelo con cui diversi governi insistono sulla crescita economica sembra irragionevole, considerato il fatto che questi obiettivi materialistici producono danni ecologici incalcolabili ai quali non corrisponde un reale aumento del benessere dei cittadini". Ma la politica ha davvero come preoccupazione principale la felicità delle persone? A questo proposito vanno ricordate le iniziative originali di alcuni paesi, che hanno deciso di valutare la ricchezza nazionale in base all'"indice di felicità" pro capite anziché al reddito pro capite: il Benessere Interiore Lordo al posto del Prodotto Interno Lordo. In vari paesi europei stanno nascendo movimenti di opinione che invitano alla decrescita e denunciano il carattere illusorio della felicità promessa dalla pubblicità. Il messaggio è immediato: arricchirsi e consumare non sono i soli mezzi per sentirsi vivi ed essere felici. Non dimentichiamo che i momenti di felicità più intensi sono spesso le piccole gioie di ogni giorno, come "la prima sorsata di birra"…

Dove si può trovare la felicità?

Se la felicità non si può comprare, qual è il segreto del benessere interiore? Secondo altri studi americani, le vie d'accesso alla realizzazione personale sono molte, ma alcune sembrerebbero fondamentali:
  • Sentirsi liberi e autonomi;
  • Sentirsi utili;
  • Avere legami profondi con chi ci sta accanto;
  • Avere autostima.
Al di là di questi valori fondamentali, è compito di ciascuno trovare la propria via al benessere: la felicità non è acquistabile su catalogo!
Alain Sousa



La fortuna va provocata

Perché ci sono giorni sì e giorni no? Perché le disgrazie capitano sempre a te, come se le circostanze si coalizzassero per renderti la vita impossibile? Eppure, si può portare la fortuna dalla propria parte e interrompere il circolo vizioso: basta sfidare il caso...
La fortuna va provocata
© Thinkstock
Dopo un risveglio difficile, Giulia perde il treno, innervosita prenota quello successivo e sale in carrozza. Nel vagone ristorante incontra Mario, un vecchio amico d'infanzia, a cui aveva pensato proprio la mattina stessa e che non vedeva da più di un anno. Caso o coincidenza? La nostra vita e gli incontri che costellano la nostra esistenza sono una combinazione di caos e di ordine, di gioco e di determinismo. Non per nulla la parola "caso" ha come sinonimo "azzardo", un termine di origine araba che significa "gioco di dadi". Per gestire il comportamento imprevedibile, meglio saperne di più sulle coincidenze. Di cosa si tratta? Come agiscono?

Una storia di sincronie

Secondo Jung, il celebre psicanalista che ha esplorato a lungo le parti più profonde del nostro inconscio, i casi fortunati appartengono alle sincronie, ovvero ad avvenimenti apparentemente indipendenti tra loro che si verificano contemporaneamente e sono legati da un significato. Ad esempio, un tuo amico ti parla di un viaggio nel deserto, il mitico film Laurence d'Arabia è trasmesso alla televisione, e facendo la spesa trovi degli asciugamani da spiaggia con disegnati dei dromedari... Tra la massa di informazioni che riceviamo dall'esterno, la vita attira la tua attenzione su quelle importanti.

Una questione di intuizione

A cosa serve il caso? È una strategia necessaria per la vita e serve a far emergere una nuova priorità. Grazie alla sorpresa dovuta a un avvenimento improbabile, a un incontro, una serie di coincidenze, avrai l'occasione di rimetterti in moto in un momento della tua vita in cui ti sentivi schiacciato dagli impegni o sul punto di cadere in una sorta di grigia routine. In realtà, le coincidenze non sono poi così rare: per poterne approfittare occorre saperle riconoscere e quindi imparare a osservare il mondo che ci circonda, disfarsi dell'eccesso di razionalità e sviluppare la facoltà intuitiva.

In pratica

Ecco alcuni consigli pratici per avere la fortuna dalla tua parte a seconda delle situazioni:

Per trovare la casa dei tuoi sogni

Il metodo: procurati un quaderno e presta attenzione a tutto ciò che viene detto intorno a te, e vedrai che se sei vigile le coincidenze si moltiplicano. È proprio mentre cerchi una casa che vieni a sapere che i tuoi amici stanno traslocando.
In pratica: Angela ti informa che suo cugino Alberto parte per un lungo viaggio in Africa, tu cogli l'occasione e le chiedi cosa farà della sua splendida casa. Oppure: riesci a captare dei frammenti di una conversazione riguardo a dei loft in vendita a un prezzo stracciato... Ignora la tua parte razionale e i pensieri del tipo "questa notizia è assurda, di sicuro si tratta di una bufala". E cerca di cogliere l'opportunità.

Per trovare il lavoro giusto per te

Il metodo: il sogno a occhi aperti. Ogni mattina visualizza a lungo e nei dettagli la situazione ideale per te: la mente agisce sulla realtà e questo esercizio ti permetterà di incontrare "per caso" la persona che ti aiuterà a fare il colpo grosso.
In pratica: se un'amica ti invita a pranzo, accetta. Se prendi la metro, avrai maggiori possibilità di incontrare dei vecchi compagni di scuola - ma che coincidenza! – che sono appena stati assunti nell'azienda dei tuoi sogni e sono in cerca di nuovi collaboratori.

Per trovare l'uomo o la donna dei tuoi sogni

Il metodo: formula i tuoi bisogni. Per provocare il caso, è necessario individuare i propri bisogni fondamentali, che si differenziano dai semplici desideri o dalle soddisfazioni effimere.
In pratica: lanciati in una conversazione con una ragazza appena conosciuta, soprattutto se non è il tuo tipo. Potresti scoprire che quando eravate bambini abitavate l'uno di fronte all'altra. O che siete stati in Etiopia nello stesso periodo, lei per i suoi studi di archeologia, tu per un reportage fotografico... Invitala a cena senza troppe idee preconcette né troppe aspettative. Il mondo è un vasto scenario di esperienze dove tutto è possibile.
Catherine Maillard





Non ci resta che piangere!

Chissà quante volte ti sei chiesta come poter essere felice e come poter scaricare tensioni e frustrazioni della quotidianità. La risposta arriva dagli Stati Uniti, dove uno studio ha riconosciuto l’importanza e le diverse funzioni del pianto nella specie umana. Scopri quante lacrime dovrai versare per trovare finalmente la felicità!

Le lacrime aiutano la mente

Vuoi essere felice? Piangi!
© Thinkstock
Il pianto ha un potere terapeutico noto da millenni: a livello psicologico, riesce ad allentare le tensioni, i nervosismi, le frustrazioni che durante la giornata ci assalgono. E livello fisico, inevitabilmente legato a quello psicologico, sembra che far scendere qualche lacrimuccia abbassi la pressione arteriosa e abbia effettivamente un potere analgesico.
Di ciò si sono occupati dei ricercatori dell’università del Minnesota, guidati dal Dottor William Frey; sembrerebbe che ci sia infatti una grande differenza nella composizione dei diversi tipi di lacrime. Quelle versate per umettare l’occhio in seguito ad un colpo di vento o ad un corpo estraneo fastidioso hanno, chimicamente, una struttura diversa di quelle scaturite da emozioni negative o positive. Frey, specializzato in biochimica e neuroscienze, ha osservato che in quelle di dolore sono presenti sostanze diverse, come un ormone adrenocorticotropo che si genere a causa dello stress, la prolattina e la leu-enkefalina, un efficace analgesico liberato dall’ipofisi che contribuisce allo stato di benessere generale dell’organismo. È più chiaro quindi come il pianto sia in grado di rilassare corpo e spirito e quanto sia importante liberarsi quando se ne sente il bisogno.

Il significato delle lacrime

A livello sociale, le lacrime hanno un ruolo molto importante. Piangere mostra vulnerabilità e sottomissione all’avversario e, etologicamente parlando, sono utili per non cadere preda di un eventuale cacciatore (nel caso dell’uomo parliamo a livello metaforico). Nei bambini, il pianto è un modo per attirare l’attenzione su di sé e segnalare una condizione di disagio al genitore, modulando addirittura le frequenze e le pause per esprimere dolore, rabbia o fastidio.
Uno studio condotto dalla Società tedesca di Oftalmologia, apparso sul quotidiano The Telegraph, afferma che le donne piangono molto più: nell’arco di un anno, le signore fanno scendere delle lacrime dalle 30 alle 64 volte, mentre gli uomini di fermano tra le 6 e le 17 volte. Inoltre, le donne piangono più al lungo: 6 minuti contro i 2 degli uomini, per ragioni meno chiare e con una frequenza maggiore a ridosso di squilibri ormonali (leggi: ciclo mestruale).

Davanti alla tv e nella vita, via libera al pianto!

Frey ha elaborato in proposito la teoria della guarigione, secondo la quale il pianto ci allunga la vita. Versare delle lacrime in seguito ad eventi emotivi importanti non fa altro che buttare letteralmente fuori lo stress e, di conseguenza, ci permette di vivere più a lungo.Anche l’ex ministro Umberto Veronesi ha voluto porre l’attenzione sull’importanza del pianto, in particolar modo in associazione col cinema. Secondo lui, vedere dei film commuoventi, o che generano in qualche modo delle lacrime, ci rende più sereni nella vita di tutti i giorni. Inoltre, Veronesi pone l’accento sulla funzione sociale delle rappresentazioni cinematografiche: se nella vita ci affligge un determinato problema, che ritroviamo raccontato in un film, questo ci metterà nella condizione di viverlo, affrontarlo e vedere come altri si comportano nella stessa situazione. E se questo implica piangere, ben venga, siamo un passo avanti nella risoluzione del nostro dilemma.Affrontare tutto questo in una sala buia è, infine, l’elemento chiave: nessuno si sente giudicato perché nessuno vede l’altro e, inoltre, sapere di condividere con centinaia di persone le stesse emozioni è più liberatorio di mille parole. Molti sono stati i film che nella storia hanno avuto un successo planetario e molti di questi erano decisamente emozionanti: Titanic, Ghost o lo stesso fantascientifico Avatar, che fa riflettere sulle conseguenze delle azioni umane e sull’importanza dell’amore. Coinvolgerci in tutti questi sentimenti, in sostanza, ci rende vivi, anche se non attraverseremo mai l’Atlantico o se non diventeremo mai alti e blu.Si dice che piangere sia da deboli, che mostrare al mondo le proprie emozioni è da femminucce. Molti ragazzi sono stati cresciuti con questa credenza ma la prossima volta, quando sentite di dover aprire i rubinetti, pensate che vi state premurosamente allungando la vita!




I segreti per vivere cent’anni

La vita frenetica di tutti i giorni, il capo che pretende obiettivi irraggiungibili, la casa a cui pensare, i figli da accudire non fanno altro che aumentare i nostri livelli di stress, che diminuiscono la nostra qualità della vita. C’è un modo per staccare la spina e concedersi un meritato relax? È vero che limitando lo stress si può vivere più a lungo?

Meditazione e longevità

Vivere a lungo è possibile
© Thinkstock
Quando si pensa ad una popolazione longeva e rilassata, la mente va subito verso Est, in Asia per la precisione. Nell’immaginario comune, infatti, si associa questa popolazione alla calma, alla spiritualità e ad una vita lunga e in salute. Saremo stati influenzati dalle leggende che ruotano intorno alla millenaria medicina cinese, capace di curare qualsiasi dolore fisico o disagio interiore con rimedi antichissimi? Probabilmente sì e gli scienziati nostrani, quelli adepti alla medicina occidentale detta “tradizionale”, si sono interrogati a lungo sull’efficacia dei rimedi orientali per capire come la tecnica della Yoga, ad esempio, riuscisse a ristabilire l’equilibrio interiore di un individuo o perché il Tai-Chi potesse rendere più sicuri di sé e forti fisicamente. Si è scoperto che le tecniche di meditazione stimolano circa 80 neurotrasmettitori chiamati “molecole emotive”, in grado di generare sensazioni di benessere, rilassatezza e piacere. La Dottoressa Candace Pert, a cui si riconoscono numerose ricerche e studi sulle endorfine, afferma che le molecole emotive compongono una sorta di mappa della personalità neurologica e che, correttamente stimolate, ristabiliscano il giusto equilibrio psicofisico dell’individuo. Quindi l’ossitocina (responsabile dei sentimenti d’affetto), la dopamina (del benessere), il cortisolo (dello stress) e il testosterone (fonte di aggressività) possono essere letteralmente modulate a piacere attraverso un allenamento che preveda meditazione, concentrazione e controllo del proprio stato fisico e mentale.La collaborazione di meditazione, filosofie orientali e psicologia creano una sinergia di metodi e pratiche in grado quindi di alleviare lo stress e le tensioni tipiche di una società occidentale, meno consapevole dell’importanza dell’interiorità e del suo benessere.

Come vivere cent’anni?

La maggior parte dei problemi di salute della nostra epoca sono generati non tanto da fattori fisiologici, quanto piuttosto dal modo di vivere della gente comune. Lo stress, spesso citato come causa dei mali più diffusi, è effettivamente responsabile di ipertensione, diabete, colesterolo, depressione e malattie cardiocircolatorie importanti. Come fare quindi per vivere più a lungo? Ecco alcune dritte...

Alimentazione e longevità

Riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, la dieta mediterranea è il regime alimentare più sano e adatto a mantenere uno stile di vita corretto e tenere sotto controllo il peso. Non eliminare nessuno dei nutrienti di cui hai bisogno: carboidrati, proteine vegetali e animali, latticini, verdura e frutta, nelle giuste quantità, ti faranno vivere più a lungo e in salute. Inoltre, i grassi polinsaturi (omega 3 e omega 6) contenuti ad esempio in tonno e salmone, sono un toccasana per lo stress. Numerose ricerche hanno dimostrato che riescono ad abbassare i livelli di cortisolo nell’organismo; di conseguenza, assumerne nella giusta quantità, aiuta a sopportare delle situazioni particolarmente impegnative, previene il morbo di Parkinson e quello di Alzheimer.

Igiene e vita salutare

Elemento molto importante per una salute sana è la cura dell’igiene personale. Utilizza solo saponi dal ph in sintonia con la tua pelle e per le parti intime, compra dei detergenti specifici, adatti al delicato equilibrio idrolipidico di queste zone del corpo. Una ricerca condotta dalla Cranley Clinic, in Inghilterra, avverte di non superare mai il numero di una doccia al giorno, per non impoverire troppo la pelle e le sue difese naturali. In estate, complice il sudore, è facile cadere nella tentazione della vasca da bagno, ma cerca di resistere e, se proprio non ce la fai, non usare saponi e detergenti ogniqualvolta che ti butti in doccia. Rinfrescarsi con della semplice acqua preserverà la tua pelle dalle irritazioni e ti allevierà lo stesso la sensazione di caldo. Stesso discorso per l’igiene orale: la tua migliore amica di lava i denti appena ha finito di mangiare? Credi che sia una buona abitudine? Sbagliato, perché dopo il pranzo o la cena si deve aspettare che la flora batterica ristabilisca da sola l’equilibrio della mucosa orale e spazzolando i denti con dentifrici al fluoro, non la si abitua a lavorare, aumentando il rischio di gengiviti, alitosi e carie qualora non si abbia accesso ad uno spazzolino.

Attività fisica

Una corsa leggera, una camminata a passo svelto e una passeggiata con amici e fidanzati vale più di 3 ore spese in palestra. All’aria aperta, la luce naturale del sole ha un effetto positivo sull’umore perché vengono rilasciate le endorfine, gli ormoni del buonumore che danno quella piacevole sensazione di benessere. Parcheggia l’auto a 10 minuti dall’ufficio, porta a spasso il cane, fai un giro nel parco sotto casa: la natura è lì pronta a regalarti magnifiche sensazioni senza che tu faccia nessuno sforzo! L’importante è non strafare: intenta a trovare modi originali per fare esercizio fisico, non perdere di vista le priorità: se vai al supermercato, non caricarti come un mulo per poi tornare a casa a piedi sotto il peso delle bottiglie di passata pronta o dei dieci cartoni di latte in offerta. Rischi di compromettere le articolazioni delle gambe e il benessere della schiena, inutilmente. Usa l’auto per la spesa più pesante e, giornalmente, acquista solo ciò che riesci a trasportare facilmente: imparerai anche ad organizzare la spesa e a risparmiare tempo ed energie per un giro in bici.

Riposo e vivere bene

Il vecchio mito del sonno ristoratore che non deve durare meno di 8 ore è stato sfatato. Per riposare bene, il sonno deve essere compreso tra le 5 e le 6 ore per notte, secondo le abitudini e i bioritmi personali. La cosa da tenere a mente è che, quando ci si sente riposati, ci si deve alzare e non poltrire nel letto cercando di recuperare delle presunte ore di sonno mancanti. Anche la siesta, tanto demonizzata, torna di moda: un pisolino di 15/20 minuti riesce a far recuperare all’organismo le energie necessarie per il resto della giornata.Infine, il consiglio più importante: cercate di godevi la vita, non arrendetevi allo stress e non piegatevi sotto il peso della routine quotidiana. Solo attraverso la positività e il buonumore potrete davvero vivere a lungo e in serenità.



Vivere in armonia con se stessi

Ci domandiamo spesso se facciamo le scelte giuste, se siamo onesti verso noi stessi, leali rispetto ai valori familiari o alle imposizioni sociali. Prendere coscienza di ciò che è essenziale per noi è importante per vivere finalmente in armonia con noi stessi.
Il segreto di una vita felice
© Thinkstock
Intervista a Thierry Janssen, un uomo in cerca di coerenza
Talvolta preferiamo le parole o compiamo atti che vanno contro i nostri valori profondi. E da qualche parte dentro di noi, qualcosa suona come falso, come una sensazione di malessere, che, se ripetuta, può influire sulla nostra vita in modo negativo. Theirry Janssen ne sa qualcosa. Un evento importante è all’origine della sua ricerca di coerenza e del suo libro "Confidences d'un homme en quête de cohérence" (Confessioni di un uomo in cerca di coerenza). In pieno tour promozionale della sua opera "La maladie a-t-elle un sens" (La malattia ha un senso), essendosi imposto un programma troppo impegnativo, ai limiti dello sfinimento... viene colpito da paralisi facciale. È in quel momento che identifica "uno sfasamento tra il suo ritmo interiore e la corsa del mondo" e che mette in discussione la nozione di coerenza per una vita più in armonia con il suo vero io.

Che ruolo ha avuto la crisi che ha generato i suoi interrogativi?

Thierry Janssen Una crisi rappresenta un’opportunità di cambiamento. Che si tratti di un licenziamento, di una separazione, di una malattia... è un indicatore che qualcosa non va: ci induce a pensare che noi abbiamo il dovere di modificare i nostri comportamenti. Le crisi sono inevitabili e noi dobbiamo imparare ad accoglierle come un'opportunità di crescita e di approfondimento per diventare a poco a poco gli artefici del nostro destino. Ma ovviamente non è sempre semplice; le crisi possono essere accompagnate da rabbia e paura.

Per fare le scelte giuste, è necessario attenersi a ciò che per noi è essenziale. Cioè?

Thierry Janssen Quando mi sono ammalato, mi ero estraniato da ciò che per me era essenziale. Mi sentivo in trappola, in preda alle mie paure... Rispondevo innanzitutto alle necessità del mio io nevrotico, alla continua ricerca di sopravvivenza, di riconoscenza... spingendomi troppo spesso a rispondere positivamente a qualsiasi sollecitazione. E non sono l’unico a farlo!Ciascuno di noi considera essenziale elementi diversi; si tratta di ciò di cui abbiamo bisogno per mantenere il nostro slancio vitale. Per esempio, può essere il bisogno di fare affidamento sugli altri ad appagare la nostra necessità di sicurezza, di calore, di dolcezza. Si è più forti insieme! È essenziale sentirsi legati e accettati. L’essenziale risiede spesso nell’istante attuale, dove tutto è più semplice, è più chiaro... Infatti, essere in armonia richiede l’essere fedeli alla parte più essenziale del proprio essere, quella dimensione che chiamiamo "l’essenza" o il "sé".

Cosa può farci allontanare dall’essenziale?

Thierry Janssen La paura, la maggior parte delle volte. Per quanto mi riguarda, soffrivo di un'enorme insicurezza! Dotati della percezione del tempo (passato, presente, futuro), cerchiamo incessantemente di capire il passato e di proiettarci nel futuro. Siamo un animale capace di dire "io ho". La trappola è dare la priorità al proprio istinto di sopravvivenza e al contempo anticipare. La maggior parte di noi si spaventa anticipando. Siamo intrappolati in un "me" che vive nella paura. Il dramma è che mettiamo in atto dei meccanismi di difesa che ricreano delle situazioni giustificando l’esistenza. Soffrendo di un enorme sentimento di insicurezza, io, come molti altri, ero disconnesso dal sé appagato in contatto con la nostra essenza, la nostra guida per una vita armoniosa.

Come si riconosce la nostra "essenza"?

Thierry Janssen L’essere umano sviluppa una comprensione tramite il timore dei contrasti. Noi capiamo cos'è il giorno perché esiste la notte. Uno dei modi per riconoscere la nostra essenza è cominciare a provare il disagio derivante dalle conseguenze delle azioni del nostro ego. Per esempio, i pensieri negativi segnalano l’allontanamento dalla nostra essenza; quando, invece, si è in armonia con se stessi, si prova gioia. Senza motivo. Non si tratta di un sentimento di soddisfazione, ma piuttosto di esultanza... anche nelle situazioni difficili. Altro indicatore importante: l’essenza ci spinge a esprimere la nostra creatività (indipendentemente dal nostro bisogno di riconoscimento, ovviamente) in relazione al nostro slancio vitale...

Lei mette in prima linea il corpo e i suoi messaggi. Quando è bene ascoltarli?

Thierry Janssen Il nostro corpo è un messaggero! La tensione e lo stress che mi imponevo creavano in me uno squilibrio che non si manifestava solo con sintomi psichici, messaggi ai quali non prestavo attenzione, ma anche attraverso irritazione e sfinimento. I problemi psichici sono spesso accompagnati da segnali emotivi come la paura, l’ansia, la collera, la tristezza, che testimoniano in realtà bisogni inappagati.
Infine, siamo essere multidimensionali e riceviamo informazioni relative ai diversi piani dell’essere. Per riassumere, il nostro linguaggio corporeo ci indica se siamo in armonia con noi stessi attraverso sensazioni di benessere, mentre le manifestazioni di disagio ci informano del contrario!

Seguire il nostro intuito ci porta all'armonia?

Thierry Janssen Al nostro cervello giungono migliaia di informazioni provenienti dall’esterno, ma anche dall’interno, come i messaggi del nostro corpo. Su alcune di queste informazioni io focalizzo il mio pensiero, mentre le altre sono più incoscienti. Queste informazioni sono analizzate, classificate, diventano disponibili e possono produrre emozioni o essere accompagnate da sensazioni piacevoli o spiacevoli. Possiamo avere dei brividi, essere tesi o rilassati. L’intuizione è un’informazione particolare che percepiamo quando, nonostante i disturbi e l’agitazione mentale, il corpo rimane calmo, come se una saggezza più profonda di quella del nostro intelletto permettesse di discernere ciò che per noi è realmente positivo o negativo.

Che cosa intende per "bambino interiore"?

Thierry Janssen Al nostro cervello giungono migliaia di informazioni provenienti dall’esterno, ma anche dall’interno, come i messaggi del nostro corpo. Su alcune di queste informazioni io focalizzo il mio pensiero, mentre le altre sono più incoscienti. Queste informazioni sono analizzate, classificate, diventano disponibili e possono produrre emozioni o essere accompagnate da sensazioni piacevoli o spiacevoli. Possiamo avere dei brividi, essere tesi o rilassati. L’intuizione è un’informazione particolare che percepiamo quando, nonostante i disturbi e l’agitazione mentale, il corpo rimane calmo, come se una saggezza più profonda di quella del nostro intelletto permettesse di discernere ciò che per noi è realmente positivo o negativo.

Come definirebbe la coerenza con se stessi?

Thierry Janssen La coerenza è uno strumento che permette di verificare se siamo allineati correttamente, vale a dire, se le nostre azioni, le nostre parole e i nostri pensieri sono in armonia, se vengono determinati dalle nostre paure o, al contrario, se sono legati a qualcosa di più essenziale. La coerenza con se stessi è molto spesso accompagnata da una sensazione fisica positiva, il corpo è rilassato e le nostre paure mentali non esistono più. Non appena raggiungiamo la coerenza, siamo pieni di energie e le sensazioni provate sono piacevoli e positive.
Catherine Maillard



Come liberarsi dai sensi di colpa?

Ne hai abbastanza di sentirti in colpa perché ti senti in colpa? Non sei l'unica! In realtà sentirsi in colpa è naturale, umano e inevitabile. Quindi non serve a niente farti il sangue amaro per non sentirti in colpa.
Liberarsi dai sensi di colpa
© Thinkstock
Madre single, ho di nuovo una cotta, non mi succedeva da… 2 anni, e sono meno disponibile per mia figlia”, racconta Vanessa. “Quando si fa qualcosa, la si fa per bene”, sussurra una vocina nell’orecchio di Camilla. Così, se non si dedica al 300% alla preparazione delle festività natalizie, si sente in colpa. Ma, in sostanza, che cos’è il senso di colpa?

Il senso di colpa

Il senso di colpa è un’emozione elaborata dal pensiero, di tipo cognitivo”, spiega Catherine Aimelet-Périssol, terapeuta e dottoressa in medicina. È un processo piuttosto standard che comporta vari gradi. Può andare da un senso di colpa moderato, a un altro più invadente che può persino essere fonte di depressione. Il primo è tutto sommato banale. È una bellissima giornata e Giulia deve pranzare con un’amica che ha appena divorziato. Con la scusa di avere troppo lavoro annulla l’appuntamento per… andarsene a zonzo all’aria aperta. “Probabilmente il senso di colpa la tormenterà e le impedirà di godersi appieno questo momento”, spiega la nostra esperta. Si sentirà a disagio e il senso di colpa mobilizzerà l’energia per “riparare” e recuperare il colpo, come si dice. E poi c’è colei che rimugina, per esempio dopo una rottura, con un ex fidanzato disoccupato e molto depresso. “Può così essere fonte di dramma e non lasciarti più”, avverte la terapeuta.

Non riesci a dire di no.

Tuo figlio più piccolo ti chiede di non andare al tuo appuntamento, ha un po’ di mal di pancia. Il tuo compagno è deluso che tu festeggi il suo compleanno a malincuore, dopo un litigio la sera prima… “Nel senso di colpa, proviamo un insieme di emozioni, la cui principale componente è il dispiacere”, afferma Catherine Aimelet-Périssol. Alcune lo sentono in maniera fisica, come una tensione o un calo di energia, altre hanno la sensazione di aver commesso un errore a cui dover porre rimedio. In ogni caso, si cerca di mobilizzare l’energia per recuperare.

I sensi di colpa: una risorsa relazionale

Il senso di colpa viene vissuto come un intruso di cui si ha voglia di sbarazzarsi. Invece è un sentimento utile! Un po’ come la collera o la paura, esso ci avverte, ha una funzione precisa. “È una risorsa relazionale, ci spinge a osservare le espressioni di chi ci circonda, in modo da decodificare gli effetti del nostro comportamento”, continua la nostra esperta. Hai dimenticato di fare gli auguri per la festa della mamma a tua madre; leggerai la sua delusione sul suo volto e nella sua voce e di sicuro ti sentirai in colpa. È una sorta di apprendistato di cui conserverai traccia per evitare in futuro di riprodurre questo comportamento. Il senso di colpa serve al “vivere insieme”; consente di evitare di farci del male gli uni con gli altri. “Se non lo provassimo, non sapremmo niente delle conseguenze delle nostre azioni o delle nostre parole sugli altri”, prosegue Catherine Aimelet-Périssol. Ci mette in contatto con “il dispiacere” che l’altra persona sente e potrebbe essere persino l’anticamera della compassione, se ben utilizzato.

Come superare il senso di colpa?

Il riflesso più comune di fronte al senso di colpa è volersene sbarazzare. Il colmo è reagire emotivamente e negativamente. “Ci si ritrova intrappolati tra ciò che proviamo e il desiderio di non provarlo”, spiega Catherine Aimelet-Périssol. Si tratta della classica “patata bollente” che si cerca di rifilare a un’altra persona e che fatalmente favorirà conflitti e altre tensioni nei rapporti. Volersene liberare senza cercare di coglierne il messaggio può essere controproducente. Più cerchiamo di dominare quello che sentiamo, più il sistema s’impalla. Quando rifiutiamo il senso di colpa, o quando lo subiamo, possiamo star sicure che ne saremo sopraffatte. Tenerne conto è necessario per “risollevare la barra”. “È nello «stare insieme» che il senso di colpa si trasforma”, assicura la terapeuta. La domanda è: “Cosa possiamo fare di ciò che è appena successo?”. Abbiamo tutti delle risorse e delle attitudini per reagire, l’importante è prendere in considerazione o quantomeno capire meglio cos’è che ferisce l’altra persona. In questa sensazione di dramma interiore un’altra chiave importante è cercare di ascoltare cosa c’è in gioco anche per noi. Si è sempre in due o più persone a “creare” una situazione vissuta in modo difficile. Paradossalmente, il senso di colpa, anche se è fastidioso, consente di trovare un senso. Perciò smettiamola di sentirci sempre con la coscienza sporca per un sì o per un no.
Catherine Maillard



La felicità in cucina con i bambini

Tra le relazioni che si intessono tra nonni e nipoti, dimentichiamo spesso di citare un'esperienza di condivisione gustosa: il legame culinario. Eppure, cucinare la domenica con la nonna, imparare le sue ricette, i suoi trucchi e le sue astuzie costituisce una parte essenziale del patrimonio familiare. Impariamo a recuperare le buone tradizioni di famiglia.
La felicità in cucina con i bambini
© Jupiter
I legami tra nonni e nipoti sono spesso privilegiati, basati sullo scambio, la convivialità, la dolcezza e il piacere. Tra loro la complicità è spesso un buon mezzo per trasmettere i propri valori. E in questi momenti di condivisione con i propri nonni, l'alimentazione occupa un posto fondamentale: andare al mercato, raccogliere la verdura dell'orto, sbucciarla, sgusciare i piselli, preparare la pasta per le crêpe, le torte o le marmellate… Questi momenti costituiscono anche ricordi magici per i bambini.

I legami familiari

E quando i bambini crescono, quei momenti si trasformano in autentica trasmissione del sapere "culinario", fondamentale nel momento in cui le generazioni hanno sempre meno tempo da dedicare alla cucina, orientandosi sempre più spesso verso piatti pronti o cucinati alla svelta. Quei piatti, che sono talvolta ricette trasmesse da una generazione all'altra e il cui segreto è gelosamente custodito, appartengono veramente all'identità familiare. Queste ricette, che si è abituati a gustare in famiglia, sono parte integrante dei legami di parentela. Per poter essere salvaguardato, questo patrimonio deve essere trasmesso ai diversi membri della famiglia. Perché si tratta di un'eredità non scritta e che per questa ragione rischia di andare perduta. Chi non ha assaggiato i biscotti alle mandorle di un'amica e provato senza alcun successo di ottenere la ricetta segreta uscita dai fornelli della nonna? A volte, basta semplicemente parlare delle ricette di famiglia per vedersi illuminare gli occhi di tanti bambini.





Ritrova l’equilibrio con l’ecopsicologia

La vita quotidiana si fa sempre più stressante, complici il lavoro, i problemi in famiglia, nella sfera amorosa e nella cerchia d’amici. Come fare per andare avanti in una società che mette a dura prova il nostro equilibrio psicologico ogni giorno? Tra i rimedi più o meno efficaci spunta l’ecopsicologia, disciplina che conosce la massima diffusione solo negli ultimi anni. Doctissimo ti spiega che cos’è.

Perché nasce l’ecopsicologia?

L'ecopsicologia
© Thinkstock
L’ecopsicologia nasce dalla necessità di ritrovare un contatto con la natura perso a causa dell’industrializzazione e dalla sempre più crescente routine quotidiana fatta di ritmi di vita molto frenetici, rapporti sociali complessi e professioni che richiedono prestazioni elevate e costanti nel tempo. L’assunto di base dell’ecopsicologia è il “ritorno alle origini”, cioè il ritrovare il contatto con la natura, la terra e lo spazio verde che ci circonda, così come facevano i nostri progenitori. Le città sono fatte dall’uomo ma non sono a sua misura, anche se così può sembrare: il vero ambiente naturale di tutti noi è quello in cui siamo nati, milioni di anni fa. Ciò è dimostrato dal fatto che i benefici di una passeggiata in un parco, un pomeriggio in campagna o un week end al mare hanno un grande potere rilassante per tutti, anche per coloro che amano la vita cittadina e non ne sentono il peso. Lo stress, nemico invisibile di tutti coloro che vivono nelle società industrializzate, rappresenta un pericolo sottovalutato anche se si è mostrato capace di essere utile in alcune situazioni. Infatti, lo stress “positivo” è quella molla che ci spinge ad affrontare le situazioni più complesse e le sfide che la vita ci pone davanti, rivelandosi indispensabile in tutte quelle situazioni di panico in cui tirar fuori la grinta. Lo stress nella sua accezione negativa, invece, va evitato con ogni mezzo, pena un malessere psicofisico diffuso in grado di generare diversi disturbi alla salute. L’ecopsicologia si occupa proprio di questo, ovvero di mostrare al mondo come il semplice contatto con la natura sia capace di riequilibrare umori e stati d’animo persi durante il corso della vita. L’ecopsicologia nasce dalla necessità di ritrovare un contatto con la natura perso a causa dell’industrializzazione e dalla sempre più crescente routine quotidiana fatta di ritmi di vita molto frenetici, rapporti sociali complessi e professioni che richiedono prestazioni elevate e costanti nel tempo. L’assunto di base dell’ecopsicologia è il “ritorno alle origini”, cioè il ritrovare il contatto con la natura, la terra e lo spazio verde che ci circonda, così come facevano i nostri progenitori. Le città sono fatte dall’uomo ma non sono a sua misura, anche se così può sembrare: il vero ambiente naturale di tutti noi è quello in cui siamo nati, milioni di anni fa. Ciò è dimostrato dal fatto che i benefici di una passeggiata in un parco, un pomeriggio in campagna o un week end al mare hanno un grande potere rilassante per tutti, anche per coloro che amano la vita cittadina e non ne sentono il peso. Lo stress, nemico invisibile di tutti coloro che vivono nelle società industrializzate, rappresenta un pericolo sottovalutato anche se si è mostrato capace di essere utile in alcune situazioni. Infatti, lo stress “positivo” è quella molla che ci spinge ad affrontare le situazioni più complesse e le sfide che la vita ci pone davanti, rivelandosi indispensabile in tutte quelle situazioni di panico in cui tirar fuori la grinta. Lo stress nella sua accezione negativa, invece, va evitato con ogni mezzo, pena un malessere psicofisico diffuso in grado di generare diversi disturbi alla salute. L’ecopsicologia si occupa proprio di questo, ovvero di mostrare al mondo come il semplice contatto con la natura sia capace di riequilibrare umori e stati d’animo persi durante il corso della vita.

Quando nasce l’ecopsicologia?

Lo stress, direttamente proporzionale allo stile di vita, ci attanaglia da decenni e solo negli anni Novanta nasce una disciplina che si occupa di studiare i benefici del contatto dell’uomo con la natura, ovvero l’ecopsicologia. Padri di questa disciplina sono gli Statunitensi, accortisi per primi dell’aumento del disagio sociale causato da una condizione ambientale sempre più tecnologica, frenetica e distante dalle nostre origini. In California nasce così l’Ecopsychology institute nella celebre università dello stato, che ha visto nascere numerose ricerche, studi e professionisti della materia, che si impone sempre di più nel panorama psicologico internazionale.

Ecopsicologia: il potere terapeutico della natura

L’ecopsicologia nasce originariamente come strumento psicologico per capire al meglio il disagio sociale dei decenni recenti: si rivolge infatti ai professionisti del mestiere, così come ai consulenti, per fornire ulteriori mezzi per comprendere l’uomo del XX secolo. L’ecopsicologia parte dalla fusione di discipline moderne quali la psicologia e l’ecologia, ponendo l’accento anche sul rispetto dell’ambiente in quanto fonte di benessere per l’uomo. Una maggiore sensibilità nei confronti della natura costringe facilmente ad acquisire un occhio di riguardo sugli esseri viventi e sull’uomo nello specifico, “chiuso” nella prigione che egli stesso si è costruito in nome del progresso. L’ecopsicologia ammette la superiorità della natura nei confronti dell’uomo e lo spinge a ritrovare il contatto con essa per riuscire a ritrovare l’originaria connessione preesistente. Prende le mosse dalla psicologia ambientale, già disciplina ufficiale che si focalizza sul contributo umano all’ambiente e alla biosfera che lo circonda. L’ecopsicologia mira allo sviluppo della coscienza ambientale e all’introspezione umana, generata dal contatto con la natura, la quale non prescinde dall’essere umano, e viceversa. Questa coesistenza spinge l’uomo a riflettere sul suo ruolo all’interno della società e in relazione all’ambiente, elementi che generano in lui sensibilità ecologica e sociale ancora più spiccate.
L’ecopsicologia conosce diversi campi d’applicazione, portando a diversi tipi di benefici: a livello psicologico riesce a ristabilire la connessione mentale con il proprio Io, portando il soggetto a riflettere su ogni aspetto della sua vita e dell’ambiente che lo circonda. Inoltre, in questa fase, la persona sviluppa facilmente un pensiero eco-sostenibile, nel rispetto della Terra e delle sue origini, generato e potenziato dal cambiamento di punto di vista: l’uomo non è più al centro del mondo ma ne fa solo parte. Per approfondimenti, è utile consultare il sito dell’International community for ecopsychology, in cui viene spiegato il pensiero principale dell’ecopsicologia e tutte le sue declinazioni nella vita pratica. Per l'Italia, la Scuola di ecopsicologia svolge un ruolo importante nel panorama nazionale, organizzando corsi di formazione professionale, consulenze e condividendo le esperienze di coloro che sono entrati in contatto con questa disciplina, che prende sempre più piede.





 dieci comandamenti per essere felici
"Ciascuno di noi è l'artefice del proprio destino, spetta a noi crearci le cause della felicità", ha detto il Dalai Lama. Anche se di solito non ami ricevere consigli, ecco qualche segreto per aprirti il cuore e ritrovare il sorriso


Fai pace con te stesso

(1/10)
"È fondamentale osservare noi stessi con benevolenza fin dal momento del risveglio", spiega la tarologa Claude de Milleville: "Troppo spesso lo sguardo che rivolgiamo a noi stessi è uno sguardo d'accusa". Invece di focalizzarci sui nostri difetti, sulle nostre mancanze e debolezze, cerchiamo di vedere anche le nostre qualità e il nostro valore: è l'unico modo per aumentare la fiducia in noi stessi e fare realmente dei passi in avanti!



Semina la felicità intorno a te

(2/10)
Egoismo e felicità difficilmente vanno di pari passo. Investi le tue energie a vantaggio degli altri: la famiglia, gli amici, ma anche i più sfortunati e bisognosi di aiuto, come ad esempio un'anziana vicina, i bambini ammalati, i senzatetto


Accetta i tuoi sbalzi d'umore

(3/10)
Stamattina ti sei svegliata con la luna storta? Impara ad accettare gli sbalzi d'umore come un fenomeno del tutto naturale invece di preoccuparti o colpevolizzarti: loro passeranno da soli e tu ne sarai sempre meno soggetta. Ammettere inoltre che anche i tuoi cari possono essere di cattivo umore ogni tanto ti aiuterà a sopportarli più serenamente.



Riconosci la tua fortuna

(4/10)
Hai un marito, dei figli, parenti e amici, un lavoro, una casa, sei in buona salute… Cosa vorresti di più? Riconosci di essere una delle poche fortunate e smettila di andare in crisi perché sei insoddisfatta. Accetta la tua fortuna e mettila alla prova senza dubitarne: farai passi da gigante.




Evita i catastrofismi

(5/10)
Le notizie sono poco incoraggianti? Cerca di guardarti attorno con obiettività: va sul serio così male? Il mondo sta davvero andando a rotoli? Constaterai che in fondo non è vero: non è tutto così terribile intorno a te.

Ascolta gli altri

(6/10)
L'empatia è la facoltà di capire e conoscere gli altri identificandosi con loro ed è una qualità fondamentale, in grado di facilitare le tue relazioni e il tuo modo di vedere la vita. Cerca di metterti nei panni dei tuoi cari e dei conoscenti che spesso trovi insopportabili: forse il tuo capo è nervoso perché suo figlio ha gravi problemi di salute, tuo marito è da prendere con le pinze perché il lavoro lo preoccupa, l'impiegata è intrattabile perché piove a dirotto da 3 giorni… al loro posto, riusciresti a mantenere il buonumore?


Socializza

(7/10)
"Non rinchiudiamoci nel ritmo monotono delle giornate: coltiviamo le amicizie, andiamo alla scoperta degli altri, stabiliamo dei legami nuovi", consiglia Claude de Milleville. Sei stanca morta? Prepara una cena semplice, senza troppe pretese, ma non perdere una buona occasione. "Rinunciare a un momento di incontro con la scusa di risparmiare le energie o di dormire, non ti darà alcun beneficio. La vita ci chiede di fare dei passi avanti, non di economizzare e di essere avari di noi stessi".


Riconciliati con il tuo passato

(8/10)
Accettarsi significa fare i conti con il passato, lasciare da parte i risentimenti e i rancori, accettare ciò che non può essere cambiato, metabolizzare le vicende familiari, le separazioni, le sofferenze. Significa anche chiudere le situazioni rimaste in sospeso (litigi, tensioni). Comportarsi in modo maturo è fondamentale per partire con il piede giusto verso la felicità evitando rimpianti inutili e dolorosi.

Dà un senso alla tua vita

(9/10)
Chi sono? Qual è lo scopo della mia vita? Se hai delle risposte per queste domande esistenziali, sei già a buon punto sulla via dell'autorealizzazione. Se invece non è così, che ne dici di riflettere un po' su te stessa e sui valori alla base della tua vita (il lavoro, l'amore, la famiglia, l'ordine, la libertà…)? Ti servirà a fissare i tuoi obiettivi e a impegnarti per realizzarli.

Difendi la tua libertà

(10/10)
Per stare bene con gli altri è importante non lasciarsi imprigionare dalla loro volontà, imparare a dire di no e a esternare i propri sentimenti, i propri desideri e i propri bisogni. In caso contrario la frustrazione si accumulerà impedendoti di essere te stessa. Non temere i giudizi altrui, scegli da sola e in piena libertà ciò che vuoi e non vuoi fare, e non lasciarti manipolare!



a terapia del gelato per il buonumore

In estate, ma anche in inverno, mangiare un gelato è una goduria a cui pochi sanno rinunciare. Nel paese che lo ha inventato, l’Italia, ogni anno si consumano chili e chili di gelato a tutte le ore e a tutte le età. Uno studio recente da dimostrato che proprio questo alimento è un toccasana per il buonumore…

La storia del gelato

La terapia del gelato
© Thinkstock
Il metodo della congelazione fu inventato già molti secoli fa dai nostri progenitori per conservare i cibi e gli alimenti base della dieta umana ma il gelato, così come lo conosciamo oggi, venne inventato da un cuoco siciliano solo nella seconda metà del 1600. Francesco Procopio dei Coltelli, pasticciere esperto oltre che chef, nacque a Palermo ma si trasferì presto a Parigi dove affinò le sue doti in cucina e perfezionò le tecniche di congelazione dei cibi. Aprì un caffè nel 1686 nel quartiere di Saint-Germain, nel cuore della capitale francese, a cui diede il suo nome (francesizzato “Le Procope”) tuttora molto famoso e in cui iniziò a commercializzare la sua più grande invenzione: il gelato. Il caffè Le Procope divenne col tempo il più importante punto di incontro letterario e sociale di tutta Europa, accogliendo personaggi come Voltaire, Victor Hugo e persino Napoleone. Alcuni storici attribuiscono l’invenzione del gelato all’architetto fiorentino Bernardo Buontalenti: per alcuni, fu lui a creare una miscela di ingredienti che si avvicinano alla ricetta del moderno gelato, come panna, latte e uova. Più tardi, attorno al XIX secolo, si conobbe il boom del gelato a livello mondiale: l'ottimo rapporto qualità/prezzo, il gusto accattivante e la facilità nel reperirlo hanno fatto sì che fosse inventato un modo per produrlo in larga scala: in questo secolo si assiste alla nascita del gelato industriale, prodotto con macchinari rudimentali ma che riuscirono ad esportare questa golosità finalmente fuori dal confine europeo.

Il gelato fa bene all’umore!

Che sia alla frutta oppure al cioccolato, il gelato è una golosità apprezzata da tutti: chi non ha in casa una foto da bambino col gelato in mano scattata in una domenica pomeriggio d’agosto? Ebbene, alcuni psicologi si sono chiesti come mai il gelato è in grado di avere tutti questi estimatori nel mondo. Sembrerebbe, in base alle osservazioni degli specialisti, che il gelato sia in grado di provocare sensazioni di benessere a livello cerebrale, che si traduce in un rilassamento fisico palpabile per una persona su tre. Circa il 30% delle persone che mangiano un gelato fanno un salto nel passato e ricordano i momenti spensierati dell’infanzia, grazie all’associazione mentale con spensieratezza che caratterizzava quel periodo della vita. Il gancio mentale che ci fa riconoscere nel gelato una sensazione piacevole è data dal fatto che i bambini, poco avvezzi ai sapori forti e decisi, riconoscono naturalmente nei gusti dolci un cibo buono e rassicurante. Inoltre, i grassi contenuti negli alimenti donano al cervello la sensazione di benessere e appagamento che si combina con il sapore zuccherino del gelato che, seppur non abbia una percentuale di saccarosio particolarmente elevata, è sufficiente a scatenare le stesse sensazioni. L’Istituto del gelato italiano ha diffuso dei dati elaborati dall’Eurisko, secondo i quali l’85% della popolazione nazionale ama molto il gelato, il 95% ne consuma abitualmente e, tra questi, il 38% molto spesso e il 19% meno frequentemente.

Dimmi che gelato mangi e ti dirò chi sei

Una nota azienda di gelato confezionato ha interpellato numerosi psicologi e nutrizionisti per condurre un sondaggio interessante sui gusti degli Italiani: chi preferisce i gusti esotici ama la novità e assapora il gelato prevalentemente per trovare relax e calma interiore, il cioccolato viene scelto se si ha bisogno di certezze e nei periodi di maggiore stress, le creme danno sollievo alla mente e sono preferite da coloro che vogliono concedersi un peccato di gola con i fiocchi. Chi invece conduce un’esistenza tranquilla e priva di preoccupazioni abbina dei gusti molto diversi tra loro, come se volesse creare godurioso esperimento culinario. Una merenda a base di gelato non è una minaccia per la linea: quello alla frutta ha un apporto calorico di circa 180 Kcal, quello più peccaminoso (come cioccolato o vaniglia) ne possiede circa 230 per 100 grammi. I grassi sono minori nel primo e poco più alti nel secondo e i carboidrati apportati sono costituiti principalmente dagli zuccheri aggiunti alla miscela. Le proteine sono presenti a causa al latte utilizzato nella ricetta e, ovviamente, scompaiono nel caso si preferisca un sorbetto. Una cosa è certa: il gelato è un alimento sano e goloso, famoso nel mondo e che non conoscerà mai tempi di crisi, soprattutto per il giusto rapporto qualità prezzo. Che sia confezionato o artigianale, viene apprezzato da grandi e piccini, catapultandoli in uno stato di estasi che pochi cibi riescono ad eguagliare.




Nessun commento:

Posta un commento